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mercoledì 13 aprile 2016

Simmel

La critica nei confronti del consumismo è per Simmel uno dei tanti tasselli che 
compongono la sua profonda delusione nei confronti di tutto ciò che sia in qualche
modo legato alla civiltà metropolitana.
Per il sociologo, infatti, la nostra epoca coincide con un periodo di profondo disagio per
l'umanità; egli giunge persino a parlare di “crisi della modernità”, una sorta di secondo
medioevo dove a perire sono i valori, la cultura e persino il significato intrinseco delle
cose.


Simmel studiò a lungo i cambiamenti sociali soffermandosi in particolare sul contesto
metropolitano, un luogo da lui definito come ostile e causa dell'impoverimento,
culturale e non, della società.
La metropoli rappresenta l'indifferenza, l'ossessiva individualità che caratterizza l'uomo
moderno, l'intensificazione della vita nervosa che è prodotta dal rapido e ininterrotto
avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori218.
In base alla visione simmeliana si potrebbe definire la città moderna come un ambiente
naturalmente antisociale; questa concezione dello spazio è quanto più lontana
dall'habitat del consumatore onnivoro il quale abita sì nelle grandi metropoli, ma questi
spazi non sono angusti e invivibili, bensì luoghi dove l'incontro fra diverse culture è d'obbligo per chi, economicamente e culturalmente, può permetterselo

Proprio a partire da queste riflessioni sulle grandi città, icone del degrado intellettuale
contemporaneo, lo studioso giunge a elaborare la sua più nota teoria e cioè quella
dell'individuo blasé

Blasé è una parola di origine francese che significa “indifferente”, “annoiato”; questa è
stata assunta nel vocabolario sociologico simmeliano per indicare quello che lui ritiene
essere l'atteggiamento di fondo assunto dal cittadino metropolitano colto.
Il bombardamento mediatico a cui è continuamente sottoposta la società porta gli agenti
intellettuali, ad adottare un diverso atteggiamento nei confronti della cultura in
particolare e della vita in generale.
Simmel sostiene che gli stimoli a cui l'élite cittadina è soggetta siano a tal punto
numerosi e incessanti da far sì che questi individui smettano di reagire, di interrogarsi e
di ragionare su quanto vedono e ascoltano poiché risulta impossibile stare al passo con i
tempi frenetici loro imposti.
Il sovradosaggio di stimoli altera quindi il comportamento degli individui, rendendoli
non solo asociali ma anche sterili, essi sono difatti sempre più incapaci di provare
sentimenti, di avere preferenze, di consolidare gusti propri e, conseguentemente, ogni
stimolo appare loro come insignificante: sono diventati blasé.

L'essenza dell'essere blasé consiste nell'attutimento della sensibilità
rispetto alle differenze fra le cose, non nel senso che queste non siano
percepite -come sarebbe il caso per un idiota- ma nel senso che il
significato e il valore delle differenze, e con ciò il significato delle
cose stesse, sono avvertiti come irrilevanti

Simmel indagò ulteriormente il fenomeno metropolitano e giunse alla conclusione che
questa annoiata indifferenza è in realtà una forma di difesa posta in essere dall'abitante
della grande città per garantirsi la sopravvivenza e, soprattutto, il mantenimento della
propria posizione dominante.
Per evitare il fallimento sociale che deriva dal non essere in grado di stare al passo con
il ritmo della vita metropolitana, nonché dallo stress derivante dal costante
aggiornamento di valori e preferenze, il cittadino simmeliano preferisce non provare